giovedì, 26 giugno 2008

Mannaggia o pataturc è l’esclamazione di Mario B. quando si rende conto di non essere al concerto di Brian Adams (il talentuoso cantautore che ha ereditato il demone del blues da Zucchero), ma a quello dei Radiohead. Non ricordo quasi niente del concerto, a parte la conclusiva Idioteque e un’invasione delle tribune verso il prato, a cui partecipa anche un rigenerato Enzo, che da quel momento si convertirà ad un sottoculto buddhista qualsiasi, scambiando Thom Yorke per il 15° Dalai Lama; ma nessuno saprebbe dire con certezza se è perché l’ha visto da troppo vicino o, viceversa, da troppo lontano.
La notte in Piazza Duomo è una goduria, specie se la passi sui gradini del Duomo rischiando di essere congelato dal vento che ti piomba addosso senza ostruzioni o se vivi con il terrore di essere deportato in un Cpt da uno degli spazzini. La cosa diventa interessante però quando ci si accorge che la statua di Napoleone è costituita integralmente da blatte e che le blatte fanno da guanciale anche al muro su cui hai improvvidamente pensato di stenderti un po’.
Quindi ci trasferiamo alla Stazione Centrale, dove in parte siamo costretti a dormire sul piscio dei barboni (scoperta avvenuta grazie al maestoso naso di Enzo che ha avvertito la puzza di piscio, nonché tutte le sue proprietà chimica, a chilometri di distanza) e per altra parte a confrontarci con il vero volto di Mario B., venuto a galla grazie all’influsso pervertitore di quella che lui stesso ha definito con l’inquietante titolo di contro-ora notturna. Contro-ora di cui si erano già avute le prime avvisaglie quando Pierpaolo racconta, a mo’ di ninnananna, l’intera trama del Barone contro i demoni e in particolare la sequenza in cui una perfida regina di una landa sconosciuta evira l’eroe del film (il Barone appunto) e, nel notare che il pene non gli ricresce, prorompe in uno sconcertante e diabolico …e avevi detto anche di essere risorto come Gesù il Cristo.
Ma una degna conclusione di una notte del genere poteva essere affidata solo a Mario B.. Tutti siamo degli ipocriti, diciamo delle cose e ne pensiamo altre, ovvero modifichiamo quello che vogliamo dire per non dispiacere il prossimo e guadagnarci la sua stima. Ad un certo punto Pierpaolo offre un pezzo di cioccolata fondente; io ed Enzo ne prendiamo una stecca ma quando arriva il turno di Mario B.: No, mi apre lo stomaco e poi non so cosa mangiare. È la scusa ufficiale, che viene prontamente riveduta in un secondo momento, quando Pierpaolo fa un altro tentativo per costringere Mario B. a prendere un po’ di cioccolata, Cu sti schif e man? Magnatell tu. È la scusa effettiva, venuta alla luce grazie all’opera di annichilimento della contro-ora notturna, che ci permette di vedere i veri pensieri che albergano nell’inconscio di Mario B. Da quel momento, sedotti dalla considerazione di Mario B. e consci della sua autorità in fatto di contro-ora, anche io ed Enzo rifiuteremo altra cioccolata, lasciando che Pierpaolo mangiasse da solo l’intera tavoletta.
Arriva il momento della partenza. Siamo al Gate, ed ecco che le prime voci di persone dirette a Palermo accompagnano la nostra attesa (Ma se metto un litro d’olio nell’arrosto cosa succede? – Un dito? – No, non un dito, un litro.).
La nostra ultima prova è rappresentata dalla 180 (P.le Tecchio-Secondigliano), linea infernale che sembra fare di tutto per arrivare il più tardi possibile a destinazione. Finisce il nostro viaggio ma non sappiamo e non sapremo mai se siamo ancora vivi oppure no, in ogni modo la contro-ora (soprattutto quella notturna) ha modificato irrimediabilmente le nostre vite, aprendole alle potenze oscure dell’inconscio e all’autodistruzione. E non c’è Mario B. e check-in online che tenga. Come ne Il cacciatore, infatti, anche Mario B. da quel momento non riuscirà più a rubare le borsette alle pensionate e ad appiccicare gomme da masticare sotto i banchi senza rimorsi.

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sabato, 21 giugno 2008

A Milano un biglietto della metro costa 1€ per 75’ di corsa e viene ricontrollato da apposite macchinette una volta arrivati alla fermata di destinazione. È solo grazie a uno di questi amuleti se possiamo scendere, verso mezzogiorno, alla fermata di piazza Duomo, dove ad attenderci c’è Enzo, personaggio la cui dubbia moralità mi era stata precedentemente illustrata attraverso l’uso di opportuni codici alfanumerici, ritenendo – Pierpaolo e Mario B. – le sue gesta irripetibili in qualsiasi linguaggio indoeuropeo che non fosse il puteolano o l’esperanto. Enzo era lì dalle 7.00, dopo un viaggio di dieci ore in treno durante il quale aveva ripetutamente rischiato di essere sodomizzato da orde di selvaggi famelici che popolano i treni nelle ore notturne. In queste cinque ore di attesa aveva pensato bene di visitare circa cinquanta volte il Duomo, con una media di cinque visite ogni mezzora, e nonostante ciò scopriamo che, dopo la cinquantunesima visita, l’unica cosa che fosse riuscito a notare di artisticamente rilevante del Duomo era il manipolo di sbirri che controllano gli zaini dei turisti prima di consentirgli l’ingresso nella celebre cattedrale milanese.
Verso le 13.30 Pierpaolo dice che bisogna mangiare perché siamo in piena contro-ora suscitando le ire di Mario B. che, ritrovando un atteggiamento di compostezza verso questioni di tale importanza, dichiara con solennità che la contro-ora non sarebbe iniziata prima delle 15.00, e che quindi era vietato pronunciare il suo nome con tale superficialità e con tono scherzoso. Pierpaolo da quel momento non farà più menzione della contro-ora, se non quando ce ne farà presente lo stesso Mario B. nei pressi della Pinacoteca di Brera, dove perdiamo più tempo per trovare l’ingresso che per visitarla; l’ingresso era infatti occultato dalla presenza di specchi comunicanti (evidente epifania della contro-ora), che non ci hanno risucchiati soltanto per l’eroica azione di resistenza di Mario B., il quale ci ha consentito di presentarci integri all’ingresso, anche perché lui iniziava a sentire freddo e comprendeva, probabilmente, pur senza farne aperta dichiarazione per non intimorirci, che la contro-ora stava avanzando lentamante ed era pronta ad influire negativamente sulle nostre persone e sulla nostra giornata.
Ci ritroviamo, quindi, a Parco Sempione dove passo parte del tempo steso sulla panchina più sporca per attutire i miei contorcimenti intestinali, che non mi lasciavano tregua da circa cinque sei ore. In un momento di scarsa lucidità ho pensato addirittura di stendermi sul prato, sennonché Pierpaolo, con la sua tipica prontezza, mi indicava la presenza di una zoccola rispetto alla quale una fan formato medio di Gigi D’Alessio sarebbe stata la perfetta incarnazione della Madonna del Carmine. Inizia a piovere e fa freddo. Verso le 17.00 usciamo dal Parco, perché Mario B. si mostra propenso a cercare un bar dove pisciare e prendere un caffè; ecco che probabilmente, in questa fase, Mario B. dà il meglio di sé poiché, forse suggestionato e allucinato dalla contro-ora, si mette alla ricerca di un bar per chilometri e chilometri, immaginando di vedere capannelli di persone che parlano amabilmente in un luogo dove, in realtà, il vertice della socievolezza era rappresentato da mostruosi SUV che sfrecciavano a circa trecentoall’ora, minacciando di divorare qualsiasi presenza umana avesse osato intralciare la loro corsa.
Torniamo nel Parco, piove e non piove, facciamo una fila che sembra durare una settimana o giù di lì, e dopo un po’ entriamo, ritrovandoci in una tribuna che staziona a diverse miglia di distanza dal fulcro del concerto; intanto entrano le inattese (eravamo circa 30 persone ad ascoltarle) Bat For Lashes, che non appena azzardano la prima nota di Horse And I scatenano l’ira di dio: piove a dirotto e non abbiamo altro luogo dove ripararci che un esile albero e due ombrelli incastrati in modo tale da non spazientire un perplesso Mario B..

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venerdì, 20 giugno 2008

Attraversare la contro-ora in una città ostile come Milano, nonostante la presenza deterrente di Mario B., resta comunque un rischio; ma mai avrei pensato, se me lo avessero detto qualche settimana prima, che si sarebbe potuto incorrere in una tale sconcertante serie di sventure nonostante l’usufrutto di check-in online e susseguente partecipazione al Gruppo A. Immaginavo che far parte del Gruppo A avrebbe concesso particolari benefici e sarebbe valso come strumento di  perenne riconoscimento sociale (tipo: far parte di un gruppo di persone, materializzatesi dal nulla, tutte vestite con tuta bianca e apposita A sul braccio). Invece il tutto si è risolto, in buona sostanza, in un abbattimento utilitaristico dei tempi di imbarco.
Eppure l’inizio della giornata, con l’avvicinamento progressivo alla zona check-in online + conoscenza diretta del padre di Mario B., lasciava presagire ogni bene e aveva ai miei occhi già saturato qualsiasi possibile gioia che il concerto avrebbe potuto procurare. Come resistere a tanta grazia di dio in tempi così ristretti? Sono compiacimenti rispetto ai quali non basterebbe un’intera vita...E forse avrei dovuto comprenderlo da subito che una gioia così immediata e gratuita sarebbe stata pagata con un progressivo peggioramento, nel corso della giornata, delle condizioni di vita e della percentuale di ottimismo medio. Difatti appena pochi minuti dopo c’era già il ricordo dei duri ammonimenti di Gianni (quello secondo cui ottimismo = m’aggia schiaffat ncopp a na pultron a m’aggia fatt na rurmut) per il quale non aver visto Iron Man dovrebbe considerarsi una colpa da scontare non guardando nessun altro film, e possibilmente evitando di vivere. Mi aveva infatti telefonato il giorno prima eccitatissimo per l’imminente uscita di Hulk (la settimana prossima tutti a vedere Hulk, con tono estremamente affabile ed elegante. Chi siano questi tutti poi non sono riuscito mai a capirlo), salvo ripensarci dopo pochi secondi: Ah, ma tu ch cazz vien affà? Nte vist manc Aironmmen. Da notare non solo il brusco cambiamento di contenuto, il tutti inclusivo diventa un discriminante ma tu ch cazz vien affà?, e l’arbitraria connessione di eventi spaziotemporalmente disgiunti (per cui chi non ha visto Iron Man non potrà vedere più niente nella propria vita), ma soprattutto la disumana trasformazione, in pochi secondi, della struttura formale del periodare: da elegante affabulatore a rozzo e disincantato scaricatore di porto.
Fatto sta che ricordando queste considerazioni, ho subito compreso che il check-in online si sarebbe rivelato un fuoco di paglia, e che niente avrebbe potuto ribattere contro il manifestarsi extreme della contro-ora. Il viaggio in aereo lasciava già intravedere i primi segni di cedimento dei benefici connessi al check-in online, poiché il bizzarro personale dell’Easy Jet cercava invano di vendere agghiaccianti succhi di frutta di provenienza non meglio identificata al gusto mirtilli e al frutto della passione e riusciva a rifilare a Pierpaolo, per la modica cifra di 3,50€, un cappuccino sulla cui composizione chimica si potrebbe discorrere lungamente. Ma questo sarebbe stato niente se un tizio davanti a noi non avesse continuato a ripetere ininterrottamente, come un potenziale ebete, di conoscere il posto in cui alloggiava Thom Yorke, con gli amici che facevano finta di pendere dalle sue labbra: un’ora e dieci di smadonnamento di coglioni invasivo e debilitante a cui neanche la pena di morte avrebbe potuto porre adeguato rimedio.
Il viaggio di andata ha così trovato una degna conclusione in una dichiarazione-lampo (inopportuna e offensiva verso le potenzialità malefiche della contro-ora) di Mario B. che, sbracciandosi, si lasciava andare alla seguente considerazione (surreale, ironica o strafottente?): però fa proprio caldo a Milano, mentre alla sua destra e alla sua sinistra si intravedevano già pezzi di carne trasformati, nell’arco di pochi secondi, in blocchi di ghiaccio permanenti da un vento gelido e imperituro che non avrebbe lasciato scampo neanche al più impavido degli Aironmmen. A quel punto credo di aver compreso che Mario B. si stava relazionando con troppa sufficienza alla contro-ora ed ho iniziato a temere.

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mercoledì, 14 maggio 2008
A Cava De' Tirreni hanno strane usanze; in primis tra i personaggi famosi del posto svetta una tale Mamma Lucia, venerata endemicamente dalla popolazione locale, la quale avrebbe dato sepoltura ai cadaveri dei soldati tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale al grido di song tutt figl' 'e mamma, aforisma che, a loro avviso, ancora oggi viene ripetuto e celebrato in tutto il mondo. In secondo luogo sono stato lì per un concerto e l'assegnazione del posto (qualora si compri il biglietto in qualsiasi altra zona che non sia Salerno) non viene tributata direttamente con l'acquisto del biglietto (peraltro stranissimo per forma e contenuto e venduto esclusivamente in abbinamento con una busta del pane), ma bisogna effettuarla in loco. Per loro questa particolarità è un vero e proprio vanto, evidentemente un segno di ospitalità, al punto che ad una signora che ha provato, inopportunamente, a chiedere dove era possibile procedere all'assegnazione, le è stato automaticamente risposto: "solo ed esclusivamente qui da noi, signora"; da notare l'avverbio esclusivamente che sancisce un legame indissolubile tra assegnazione del posto e ospitalità. In tutto questo però chi aveva comprato il biglietto a Salerno (chissà se sempre in abbinamento a una busta per il pane) poteva fregiarsi di un ingresso preferenziale, senza previa assegnazione del posto.
Infine una gentile ragazza ti aiutava a trovare posto, sebbene - in un cinema - la dislocazione dei posti fosse del tutto palese; ma non c'era scampo, anche se tentavi di trovare posto senza il suo ausilio, eccola pronta a precipitarti addosso con i suoi modi affabili e imperativi e i suoi buonasera e prego che, sradicando lo spettatore da qualsiasi tentativo di partecipazione autonoma, subito gli imponevano di trovare posto.
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lunedì, 28 aprile 2008
Show del mite Alfredo che non perde occasione per mostrare il suo odio atavico verso il Parma; ieri in compagnia, per la seconda volta di seguito, di figli perfettamente simmetrici alla sua doppia personalità: l'uno cazzaro e invadente l'altro sonnolento e remissivo. La volta scorsa il figlio cazzuto non faceva altro che chiedere in giro i risultati delle partite ai soliti noti della Tribuna, suscitando a più riprese il rimprovero del mite Alfredo, timoroso delle potenziali e sacrosante ripercussioni fisiche sul figlio, che non mancava di inserirsi avventatamente anche in isteriche dispute tra sostenitori di Calaiò e Sosa.
Ieri però il figlio era dotato di apposita radiolina per seguire i risultati delle partite, fatto che l'ha parzialmente placato; a un certo punto Parma uno Reggina zero, ed ecco il mite Alfredo svegliarsi di soprassalto dal suo abituale torpore prima ancora che il figlio avesse concluso la frase, anzi aveva pronunciato appena appena la parola Parma. CHI?, fa Alfredo, pieno di cazzimma, lasciando trasparire un tale odio verso il Parma che per poco si ripercuoteva anche sull'ignaro figlio, reo ai suoi occhi di aver fatto segnare il Parma con la sola forza del pensiero. Su questa cosa che il Parma vincesse il mite Alfredo proprio non ci poteva passare; chiedeva in giro, postulava ipotesi alternative, bestemmiava contro la Reggina, fin quando non si è ribaltato il risultato: "ha segnato la Reggina", prorompe all'improvviso pieno di soddisfazione, riferendosi al secondo gol, un urlo di goduria incomprensibile nel silenzio della Tribuna che probabilmente in quei frangenti avrebbe voluto seguire la partita del Napoli piuttosto che conoscere il risultato di Parma. E poco prima, espulso Paci (del Parma), doppiando il figlio che come al solito, quando si tratta di notizie inerenti al Parma, non riusciva neanche a concludere la frase che il mite Alfredo, telepaticamente, cnosceva già gli esiti delle sue parole.
Alla fine restano le conversazioni da bar con l'inseparabile uomo all'incontrario.
"Però, sai Alfre', a me farebbe piacere se il Parma retrocedesse"; e Alfredo, che non poteva lasciare cadere di certo una valutazione del genere senza esprimere il proprio giudizio (BRAV' BRAV'), con il sangue agli occhi, sospinto da incubi annichilenti e miasmi irrazionali che mal si addicono alla sua celebrata mitezza. Cercando, contemporaneamente, di trascinare anche l'amico in questo vortice ossessivo e autodistruttivo.
Altra attività cara al mite Alfredo è la ricerca, con conseguente stanamento, di complotti calcistici; in occasione dell'infortunio di Iezzo si era pronunciato dicendo che il portiere napoletano era stato freddato, con mazza da baseball (attenzione all'elemento folkloristico), da un indemoniato Domizzi che l'avrebbe sorpreso mentre fotteva con sua moglie. Ieri invece ha detto che, nella partita contro il Parma della settimana scorsa, si era venuto a creare un cortocircuito tra giocatori italiani, che si erano venduti la partita, e giocatori sudamericani che non ne sapevano niente. Che abbia ragione il mite Alfredo? Chi di voi non avrebbe creduto ciecamente alle parole del mite Alfredo? Fosse solo per la presenza, conclamata, di una mazza da baseball. A noi resta la speranza che il Parma retroceda, ma soltanto per poter osservare un mite Alfredo al pieno della sua estasi, estasi - è bene dirlo - che supererebbe ampiamente qualsiasi successo del Napoli, fosse anche lo scudetto.
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sabato, 26 aprile 2008
Una volta Mario B. mi ha fatto telefonare da Gianni alle 10 del mattino per sapere se intendessi andare a uno spettacolo di Luttazzi che si sarebbe svolto un mese dopo. Fissò come termine improrogabile per ricevere una mia risposta le 15 dello stesso giorno. Solo ora, da profano quale sono, mi accorgo che evidentemente quell'orario non era stato scelto invano ma aveva una qualche connessione con la temibile contro-ora, aveva quindi (forse) una funzione taumaturgica. Che la contro-ora abbia qualche riferimento alla tazza del cesso e ai misteri instestinali? Eppure domani la partita del Napoli si giocherà in piena contro-ora e la contro-ora inizia ad essere afosa. Che la contro-ora si riferisca, invece, a sommovimenti cosmici e a particolari congiunzioni astrali che implicano i concetti di fortuna e sfortuna? La nostra ricerca per una definizione adeguata di contro-ora è appena iniziata, e come avviene per ogni ricerca che voglia avventurarsi in luoghi torbidi e minacciosi, essa sarà ripetutamente messa a repentaglio da tutte quelle forze che la insidiano, impedendole di pervenire a una qualche verità stabile. E forse, forse anche l'uomo all'incontrario - ora che ci penso - forse anche lui è una potenziale declinazione della contro-ora, considerando che la sua esistenza non funziona secondo le leggi del nostro tempo ma secondo quelle di un tempo alternativo e contrario; che sia la contro-ora a governare le parole dell'uomo all'incontrario?
Possediamo al momento scarsi indizi sul senso della contro-ora; si tratta di una breve e apparentemente innocente conversazione tra Pierpaolo e Mario B. in cui quest'ultimo ha risposto con aria seccata al timido tentativo di chiedere delucidazioni da parte di Pierpaolo su questo fantomatico interstizio spazio-temporale.
- Domani si va al Comicon alla contro-ora, dice Mario B., presentandola subito come un'untità temporale sovrasensibile e necessaria, da imporre con tono imperativo.
- La contro-ora, quindi verso che ora sarebbe?, da notare che Pierpaolo, considerando immediatamente la pericolosità e perversità del concetto incautamente buttato nella mischia, non si sbilancia e tenta un approccio di compromesso:  non lascia intendere che conosca l'argomento, tanto meno che non sappia di cosa si sta parlando. La prudenza non è mai troppa in simili circostanze.
- Eh la contro-ora, verso le tre, tre e mezza, risponde Mario B., con l'aria seccata di chi non viene immediatamente compreso pur avendo espresso un concetto evidente e inesprimibile in altre parole.
Quest'ultimo passaggio appare così decisivo; evidentemente di questa contro-ora o se ne ha una conoscenza rivelata, di tipo profetico, oppure qualsiasi tentativo di approcciarla da una prospettiva razionalistica appare del tutto sterile, essendo in ogni caso destinato al fallimento.
Cos'è, dunque, la contro-ora? Se vengo colpito in pieno dalla cacata di un piccione temo di conoscerla, ma quando tutto funziona secondo logica ecco che essa pare allontanarsi da me.
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mercoledì, 02 aprile 2008
Ieri si è presentato un tizio che ha portato un altro tizio che voleva fittare la casa: nu nir; il primo tizio era il datore di lavoro (?) ro nir ma o nir non aveva permesso di soggiorno; lo otterrà a breve, dice. Sennonché il datore di lavoro, improvvisandosi agente immobiliare, in un attimo si introduce con modi disinibiti in una casa che non conosce, per mostrarla a o nir. Così, mentre o nir si guarda intorno allibito, senza capire niente di quello che sta succedendo: "CA STA A CUCIN, CA STA O BAGN...E CHE KITAMMUORT VUO'?".
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lunedì, 10 marzo 2008
Il mite Alfredo ieri si è mostrato tutto sommato calmo, tranne in una circostanza: appurato che il Parma perdeva con la Sampdoria, si è improvvisamente esibito in un mefistofelico e dispotico: "VAAA', VAAAA', VAI!!!", sfogando in questo modo tutta la rabbia che aveva accumulata (e repressa) in corpo dall'età di tre anni circa e palesando, senza peli sulla lingua, il suo smisurato (quanto immotivato) odio verso Parma. Mancava solo una risata alla Vincent Price di contorno, per intenderci.
L'uomo delle bollette dal canto suo si è ricordato ad inizio ripresa di non essersi fatto il segno della croce (ua', i nun m'ero fatto o segn da croce) ed è precipitato nella totale disperazione. C'è da sapere, infatti, che l'uomo delle bollette è, tra le altre cose, fortemente superstizioso; la sua superstizione però non si riferisce a niente di convenzionale; non riguarda né particolari riti magici, né forme popolari di cristianesimo, né diffuse credenze astrologiche. La sua superstizione inerisce, invece, a scientifiche ripartizioni dei posti, da lui stesso definite: l'uomo delle bollette crede cioè che il sistemare in un certo modo gli spettatori rispetto ai posti della Tribuna, possa influire positivamente sulla partita del Napoli, al punto da garantirgli la sicura vittoria. Perché questo avvenga, l'uomo delle bollette, con profondo spirito altruistico, si incarica personalmente di distribuire gli spettatori, secondo un criterio assolutamente sconosciuto a noi comuni mortali, nelle caselle numerate della Tribuna Nisida, che evidentemente ai suoi occhi appare come un'enorme distesa di segni sopiti che aspettano solo di essere interpretati da un intelletto particolarmente efficace (il suo); a questa predisposizione, da parte dell'uomo delle bollette, al sovvertimento dell'ordine della Tribuna Nisida fa da contraltare l'acribia ro'chiatt, ferreo manutentore dell'ordine costituito, e pronto ad immolarsi perché ogni spettatore rispetti il posto che gli compete.
E quando neanche le scientifiche (della stessa scienza che adopera per giocare bollette) misure di sicurezze, relative alla ripartizione dei posti, prese dal nostro eroe riescono a sortire effetti positivi sull'andamento della gara, non resta che l'ultima ratio. Prima delle lacrime, la fede. Caduta la scienza rest o segn da croce. E l'uomo delle bollette lo sa perfettamente. E pensare che ogni volta che arriva allo stadio la sua introduzione tipo è: "ua', guagliu', aggia pers tutt'e bullett".
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venerdì, 07 marzo 2008
La questione è poi questa: l'uomo delle bollette non si limita a fare una domanda ed aspettare la risposta ad essa inerente; no, nel momento stesso in cui ha posto una domanda a qualcuno ne pone almeno altre cento ad altrettante persone. Per questo, magari, è portato ad attribuire una risposta inadeguata alla rispettiva domanda. Così, mentre ha posto la domanda su quale partita si era perso allo sconsolato padre della bambina, era già intento a trafficare con un altro capannello di persone che, fameliche, gli si fanno ininterrottamente incontro; e quando si è sentito, innocuo, questo Udinese pronunciato dalla bambina, che poteva benissimo riferirsi a tutt'altro, doveva essere passato almeno un quarto d'ora dal momento in cui aveva fatto la domanda. Ma si sa, all'uomo delle bollette basta un minimo movimento delle labbra per ritenere che quella sia la tanto attesa risposta a una domanda fatta mezz'ora prima e così, mentre intratteneva, a suo modo, gruppetti di persone ovunque la situazione lo permettesse, appena gli arriva alle orecchie questo dolce Udinese, lascia tutti alle loro vane parole per rivolgersi all'ignara bambina, che magari era persa in uno dei suoi sogni infantili: "NOOOOO, CH CAZZ DICE, CU L'UDINESE CE STEV", di sobbalzo, un attimo prima di riprendere, come se nulla fosse successo, a confabulare con uno dei suoi infiniti sparring partner.
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martedì, 04 marzo 2008
L'uomo delle bollette si presenta allo stadio ogni settimana munito di una quantità industriale di bollette giocate che, sistematicamente, si rivelano perdenti. Conosce uno per uno tutti i tifosi della Tribuna Nisida ed è solito far girare le sue bollette (in cerca di conferme, suggerimenti, ma più che altro per far valere la sua scienza) che, senza soluzione di continuità, passano dalle sue mani a quelle del suo compare di posto per poi disperdersi verso le prime file della Tribuna e, infine, ritornare nelle sue mani attraverso l'intermediazione di una persona seduta alle sue spalle.
Ebbene, nella partita di domenica l'uomo delle bollette è stato colto da un improvviso e lacerante dubbio: quale partita si era perso? La natura stessa del dubbio lascia intedere che razza di personaggio possa essere l'uomo delle bollette, uno che non riesce a ricordarsi da solo a quale partita fosse mancato; così inizia a chiederlo in giro, rompendo le palle a destra e manca. Una tenera bambina a un certo punto si lascia scappare un innocuo e spensierato "...Udinese"; e lui, per tutta risposta: "NOOOOO, CH CAZZ DICE, CU L'UDINESE CE STEV", probabilmente mortificando a vita la bambina. Poi trova dei momenti di pace, non si sa come, ma trova pace. Dopodichè, nel bel mezzo della partita, una nuova ossessione inizia ad animare la mente iperattiva dell'uomo delle bollette; ossessione che non lo abbandonerà fino al termine della gara: Rizzoli, chi era costui? Tutta la sua eccitazione non era destinata al fatto che il Napoli vincesse contro l'Inter ma all'esaltazione dell'arbitro Rizzoli, idolatrato per aver arbitrato ottimamente il derby di Torino. Così, ex nihilo, eccolo prodursi in una considerazione tanto geniale quanto fulminante: "(Rizzoli, Rizzoli)...ma Rizzoli è anche (aspe'), è anche un BUON EDITORE". Ogni altra parola appare superflua. E pensare che domenica sono venuti a mancare anche l'uomo all'incontrario e il mite Alfredo, inseparabili e per questo entrambi febbricitanti; al loro posto si sono presentate due sagome alternative, altrettanto complementari: nu viecchio e nu giovane. C'è da osservare ancora una volta come l'uomo all'incontrario, pur non essendoci, non ha mancato di svolgere le proprie mansioni: la sua imprevedibile assenza, infatti, ha sancito l'inaspettata presenza del Napoli. E speriamo a questo punto che ci sia un seguito contro la Roma.
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