I pericoli inerenti all'azione derivano tutti dalla condizione umana della pluralità, che è la condizione sine qua non di quello spazio della presenza che è la sfera pubblica. Ne consegue che il tentativo di eliminare questa puralità equivale ad abolire la sfera pubblica stessa. La più evidente protezione dai pericoli della pluralità è la monarchia, in tutte le sue varietà, dalla assoluta tirannia di uno contro tutti al dispotismo benevolo e a quelle forme di democrazia in cui molti formano un corpo collettivo così che il popolo è "molti in uno" e si costituisce come un "monarca". La soluzione platonica del re-filosofo, la cui "saggezza" risolve le difficoltà dell'azione come se si trattasse di problemi solubili della conoscenza, è solo una - e certo non delle meno tiranniche - varietà di governo monarchico, di potere-di-uno-solo. Il guaio di queste forme di governo non è tanto che sono crudeli (perché spesso non lo sono), ma piuttosto il fatto che funzionano troppo bene. I tiranni, se sanno il fatto loro, possono ben essere "miti e gentili in ogni cosa" come Pisistrato, il cui governo anche nell'antichità fu paragonato all'"età dell'oro di Cronos"; le loro misure possono apparire davvero non-tiranniche e benefiche agli occhi moderni, specialmente quando sappiamo che il solo - anche se non riuscito - tentativo di abolire la schiavitù nell'antichità fu compiuto da Periandro, tiranno di Corinto. Ma tutti hanno in comune l'esclusione dei cittadini dalla sfera pubblica e l'insistenza con cui li invitano a badare ai propri affari mentre solo chi governa "deve attendere agli affari pubblici". E ciò sarà senz'altro stato un incoraggiamento all'idustriosità e all'intraprendenza privata, ma i cittadini avrebbero potuto vedere in questa linea di condotta null'altro che il tentativo di privarli del tempo necessario per partecipare ai loro affari comuni. Sono i vantaggi di breve portata della tirannia, i vantaggi della stabilità, sicurezza e produttività, da cui ci si deve guardare se non altro perché aprono la strada a un'inevitabile perdita di potere, anche se le loro reali conseguenze disastrose possono verificarsi in un futuro realtivamente lontano.
Hannah Arendt, Vita Activa, § 31 La tradizionale sostituzione del fare all'agire, Bompiani.
Hannah Arendt, Vita Activa, § 31 La tradizionale sostituzione del fare all'agire, Bompiani.





