mercoledì, 23 luglio 2008
È passato il pacchetto sicurezza. Il peggio del peggio, a mio avviso, l'ha rappresentato l'Udc. Casini che fa la voce grossa contro Berlusconi per poi concepire il massimo di indipendenza possibile nell'astensione, risulta un'esperienza impagabile per qualsiasi appassionato del mondo circense. Con questa mossa è riuscito addirittura a far sembrare decoroso il comportamento di Fini.
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categoria:politica, opinioni
sabato, 21 giugno 2008
Io penso che questa storia della sospensione dei processi sarebbe stata valida, oltre che come potenziale legge del Governo italico, anche come battuta tipo ne La guerra lampo dei fratelli Marx. Bisognerebbe poi provvedere affinché il processo, questo desueto metodo di ricerca di eventuali responsabilità e colpe, venga sostituito da un più civile giuramento sui figli, ma solo se la persona interessata si reputi all'altezza di un simile gesto, altrimenti subentra il processo.
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categoria:politica, opinioni
martedì, 15 aprile 2008
È inutile, gli italiani voteranno sempre a destra e, come diceva Montanelli, non sanno votare a destra senza cadere nel manganello. Berlusconi governerà anche da morto. L'orrore non sta nella sconfitta, che in un contesto normale poteva anche preventivarsi, ma nel fatto che dall'altro lato ci si una personaggio che da venti anni a questa parte fa dell'Italia tutto quello che vuole senza neanche avvertire la necessità di instaurare una dittatura; siamo dinanzi a un modello statale assolutamente inedito: il plebiscitarismo rappresentativo. Più ti atteggi da antidemocratico più voti ricevi. Berlusconi ha potuto iniziare la sua nuova avventura di governo con la frase, in diretta telefonica da Bruno Vespa, sono commosso. E come potrebbe essere diversamente? Tanto consenso e tanta gratuità da parte degli elettori non possono che essere ripagati dal pater familias con la commozione, il gesto che lega empaticamente, affetivamente e visceralmente il capo ai suoi rappresentati senza bisogno di nessuna intermediazione civile, statale o culturale. È lo stesso procedimento con cui funziona l'evasione fiscale, siamo amici, ci vogliamo bene, io ti faccio lo sconto e tu non chiedi la fatturazione. Ci vogliamo tutti troppo bene in Italia, è questo il problema. Gli amici ti cadono letteralmente addosso ad ogni angolo della strada.
La verità è che, antipolitica sì antipolitica no, noi dovremmo baciare i piedi a Veltroni per aver tentato un'impresa disperata, introdurre un abbozzo di pensiero progressivo in un'Italia sempre più preda di istinti beceri ed estemporanei, dimentica del passato remoto come di quello recentissimo.
Siamo tutti Berlusconi; ci offende e lo votiamo, fa cabaret e lo votiamo, fa i cazzi suoi con la politica, e proprio perché si sa, si sa che fa i cazzi suoi, è una cosa universalmente riconosciuta, proprio per questo, non perché ci sia qualcosa di nascosto o irrivelato, proprio per questo lo votiamo. Perché tutti noi vorremo arrivare illecitamente al potere, ed è proprio il fatto che ci sia arrivato illecitamente che ci riempie di ammirazione nei suoi riguardi. In famiglia ti insegnano ad essere come Berlusconi, a scuola ti insegnano ad essere come Berlusconi, nei luoghi pubblici e privati, in ogni minimo anfratto dell'animo italiota c'è un po' dell'essere e del comportamento di Berlusconi. Ecco perché siamo tutti Berlusconi.
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categoria:politica, riflessioni, opinioni, disillusioni
giovedì, 06 marzo 2008


A mio avviso uno dei migliori album di Young, da molti (ingenerosamente) considerato solo un antipasto delle atmosfere punkeggianti di Tonight's The Night. L'esperienza della solitudine, che si fa largo fin dalla meravigliosa copertina, trova sfogo in canzoni indimentidabili come la malinconica See the sky about the rain, il blues psicotico di Revolution blues o la languida e piangente On the beach, che sembra renderci un po' di quel mare che aspetta la pioggia, di quella sabbia sola che non aspetta nessuno se non se stessa.
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categoria:musica, opinioni, appunti
domenica, 06 gennaio 2008
Va da sé che, se la situazione a Pianura è grave, la colpa non è certo della popolazione, che, nella gran parte dei casi, protesta civilmente (e giustamente) contro la riapertura di una discarica che ha avuto residenza per cinquanta anni qui, a Pianura, prima di essere chiusa nel 1996. Così come colpa non hanno i napoletani per il precipitare dell'emergenza; napoletani che, semmai, si sono visti infliggere delle condizioni di vita indegne causate da una serie di scelte sbagliate accumulatesi negli anni, le mancanze e l'irresponsabilità dei vari governi locali e regionali. Mi pare che le colpe di Bassolino (che da maggior tempo detiene il potere a Napoli e in Campania) a riguardo siano palesi e ingiustificabili. Tuttavia, oggi si è arrivati a una saturazione del problema che, in qualche modo, pur bisogna risolvere, senza che esso venga inquadrato unicamente nel processo al passato e nella consenguente elencazione di scelte sbagliate e colpe. Il presente è questo cumulo di rifiuti che dilaga per le strade, le scelte (in attesa che venga aperto il termovalorizzatore di Acerra e, soprattutto, che venga progettata una più virtuosa gestione dello smaltimento dei rifiuti) sembrano essere due: o lasciare i rifiuti per strada o aprire una discarica da qualche parte.
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categoria:opinioni
venerdì, 14 dicembre 2007
Ecco un tipico strumento attraverso il quale le donne amano curare la loro estetica, e che permette a noi maschietti di benedire ogni giorno il Signore di appartenere al nostro sesso; lo so, a prima vista sembra uno strumento di tortura particolarmente adatto per esercitazioni sadiche su pene e coglioni, ma si tratta in realtà di un banale quanto utilissimo piegaciglia. Lascio alla vostra immaginazione la comprensione delle modalità d'uso; aggiungo soltanto che, spesso, il desiderio femmineo verso un simile oggetto è accompagnato da un isterismo palpabile e convulsivo, che trova parziale sfogo soltanto nella reiterazione di frasi imperative del tipo "io devo per forza usarlo perché ho le ciglia dritte" o nell'uso smaliziato di domande retoriche del tipo "scusa, una donna quando mette il mascara come le ha le ciglia?".  
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categoria:donne, opinioni
martedì, 11 dicembre 2007

Il “caso” Luttazzi può essere valutato da diverse prospettive: in una prima prospettiva la questione viene a collocarsi dentro una dimensione economico-giuridica; si solleva una questione di legittimità dell’azione di La7, e la cosa va definendosi dentro la più generale dimensione dei rapporti che legano un datore di lavoro a un dipendente, all’interno di una rete televisiva. Bene, non è questa la dimensione di cui vorrei (ho voluto) parlare. Non mi importa della legittimità dell’atto e, per quanto ne so, un produttore (tenuti in considerazione gli azionisti, le prescrizioni di legge, i vari organismi interni, e il contratto che lega il datore all’assunto), preso da un istinto masochistico, potrebbe benissimo decidere di licenziare dalle sue reti il programma di maggior successo, senza che nessuno possa aver nulla da obbiettare. Certo, probabilmente la rete andrà puttane, così come il produttore medesimo. Ma chi potrebbe avere qualcosa da obiettare? Ad ogni modo, come detto, non mi interessa questo aspetto, particolarmente noioso e cavilloso.
Esiste un secondo aspetto, che riguarda una critica radicale (o meno) all’idea di televisione, intesa come strumento tecnologico, mezzo di comunicazione e, in ultima analisi, come particolare esperienza culturale. Non mi interessa, però, sviluppare neanche questo punto; la letteratura è fin troppo piena di j’accuse (più o meno apprezzabili) sulla televisione e la sua ideologia.
Mi interessa, invece, parlare del “caso” Luttazzi prendendo in considerazione il “caso” Luttazzi medesimo, cioè la situazione particolare che si è venuta a definire, tenendo in considerazione non l’aspetto formale aziendalistico, e quindi la legittimità, ma il senso; il senso della decisione presa da La7, o almeno da alcuni dirigenti di La7 (dato che ci sono stati malumori anche all’interno dello stesso Cdr). Dunque, La7 assume (con esibite attestazioni di stima) un comico la cui vena satirica in Italia è nota (si sa che Luttazzi punta tutto sulla provocazione, indulgendo sull’elemento grottesco e disgustoso), dal momento che Luttazzi non è certo l’ultimo arrivato. Per giunta La7 garantisce a Luttazzi piena libertà creativa; ora, che vi sia piena libertà creativa in relazione a un comico satirico, può significare una sola cosa: che qualsiasi responsabilità, dentro l’esplicazione della sua propria arte, è deposta, altrimenti usciremmo fuori dal campo della satira e scadremmo nel giornalismo ufficiale, soggetto a determinate restrizioni. Ecco, partendo da questo quadro generale, com’è possibile che improvvisamente La7 si accorge che Luttazzi usa un certo tipo di provocazione, che parla addirittura di merda e sverginamenti? Era risaputa l'espressività di Luttazzi, non pioveva di certo dal cielo. Si è dovuto aspettare che due dipendenti della stessa azienda – Luttazzi e Ferrara – entrassero in contrasto per dare il benservito al primo. Atto legittimo peraltro (sempre fermo restando tutte le disposizioni legali e aziendali), ma il senso? L’arte (intesa anche come artigianato), quant’anche sia proposta in televisione, non è una semplice questione di coesione commerciale, come vorrebbe Ferrara, vincolata quindi a rigide leggi di marketing; l’arte esprime sempre un sovrappiù di senso. Ridotta ai processi produttivi (o burocratici) la vera arte finirebbe per diventare quella dei Vespa e delle De Filippi, quintessenza delle coesione e della pacificazione dei conflitti, dell’instupidimento delle menti. Di che satira si tratterebbe? Si tratterebbe di adeguazione a norme imposte dall’alto o agli istinti che provengono dalla pancia del popolo. Ma la satira è tutt’altro, è ontologicamente scorretta, non ha da creare consenso. Su questo non riesco a raccapezzarmi. La satira è una prerogativa che spetta a Luttazzi e, semmai c’è qualcuno che possa entrare nel merito, soppesarne il valore, questi sono lo stesso Luttazzi e il pubblico che lo segue o, al massimo, qualcuno che abbia cognizione critica, non certo un produttore che – con fare da mecenate – pretende di computarne orientamenti e fini, dettare l’agenda del comico. Un produttore può assumere e licenziare un dipendente facendo leva su aspetti formali, relativi al complesso aziendale, non chiamare in causa il senso, perché il senso te lo crea l’autore di volta in volta; altrimenti davvero si scade nel ridicolo. È qui che qualcosa mi suona strano, e i conti non tornano. Mandare al macero poi le puntate già registrate e non ancora mandate in onda, senza tener conto del parere dell’autore, suona davvero come qualcosa di orrido e raccapricciante. Speriamo, comunque, che la decisione venga revocata.

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categoria:opinioni, giornalismo
lunedì, 10 dicembre 2007
FERRARA - «Quella di Luttazzi su di me era satira, su questo non ci piove», ha scritto Ferrara. «Sono sempre stato difensore della libertà di satira, ma in questo caso ho approvato la sospensione del programma di Luttazzi» perché un conto è quello che si fa in un teatro «e la gente decide di venirti a vedere», ma «in una tv generalista è diverso: c'è un problema di coesione commerciale».

Furbo Ferrara, la chiama coesione commerciale per non essere soggetto a critiche. Pasolini, ad esempio, parlava di antidemocraticità della televisione poiché questa cade sempre dall'alto sul telespettatore, il quale non ha armi per difendersi, senso critico per valutare, coscienza per scegliere. Stessero in questi termini le cose starebbe a significare che non solo la satira rivolta a Ferrara cade sotto un problema di coesione commerciale, ma tutta la Tv è un enorme e sistematico problema di coesione commerciale: vale a dire che tutto quello che vi passa è grammaticalmente antidemocratico e non solo semanticamente. Ma Ferrara, appunto, da vecchia volpe qual è, parla di commercio non di democrazia.
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