Mannaggia o pataturc è l’esclamazione di Mario B. quando si rende conto di non essere al concerto di Brian Adams (il talentuoso cantautore che ha ereditato il demone del blues da Zucchero), ma a quello dei Radiohead. Non ricordo quasi niente del concerto, a parte la conclusiva Idioteque e un’invasione delle tribune verso il prato, a cui partecipa anche un rigenerato Enzo, che da quel momento si convertirà ad un sottoculto buddhista qualsiasi, scambiando Thom Yorke per il 15° Dalai Lama; ma nessuno saprebbe dire con certezza se è perché l’ha visto da troppo vicino o, viceversa, da troppo lontano.
La notte in Piazza Duomo è una goduria, specie se la passi sui gradini del Duomo rischiando di essere congelato dal vento che ti piomba addosso senza ostruzioni o se vivi con il terrore di essere deportato in un Cpt da uno degli spazzini. La cosa diventa interessante però quando ci si accorge che la statua di Napoleone è costituita integralmente da blatte e che le blatte fanno da guanciale anche al muro su cui hai improvvidamente pensato di stenderti un po’.
Quindi ci trasferiamo alla Stazione Centrale, dove in parte siamo costretti a dormire sul piscio dei barboni (scoperta avvenuta grazie al maestoso naso di Enzo che ha avvertito la puzza di piscio, nonché tutte le sue proprietà chimica, a chilometri di distanza) e per altra parte a confrontarci con il vero volto di Mario B., venuto a galla grazie all’influsso pervertitore di quella che lui stesso ha definito con l’inquietante titolo di contro-ora notturna. Contro-ora di cui si erano già avute le prime avvisaglie quando Pierpaolo racconta, a mo’ di ninnananna, l’intera trama del Barone contro i demoni e in particolare la sequenza in cui una perfida regina di una landa sconosciuta evira l’eroe del film (il Barone appunto) e, nel notare che il pene non gli ricresce, prorompe in uno sconcertante e diabolico …e avevi detto anche di essere risorto come Gesù il Cristo.
Ma una degna conclusione di una notte del genere poteva essere affidata solo a Mario B.. Tutti siamo degli ipocriti, diciamo delle cose e ne pensiamo altre, ovvero modifichiamo quello che vogliamo dire per non dispiacere il prossimo e guadagnarci la sua stima. Ad un certo punto Pierpaolo offre un pezzo di cioccolata fondente; io ed Enzo ne prendiamo una stecca ma quando arriva il turno di Mario B.: No, mi apre lo stomaco e poi non so cosa mangiare. È la scusa ufficiale, che viene prontamente riveduta in un secondo momento, quando Pierpaolo fa un altro tentativo per costringere Mario B. a prendere un po’ di cioccolata, Cu sti schif e man? Magnatell tu. È la scusa effettiva, venuta alla luce grazie all’opera di annichilimento della contro-ora notturna, che ci permette di vedere i veri pensieri che albergano nell’inconscio di Mario B. Da quel momento, sedotti dalla considerazione di Mario B. e consci della sua autorità in fatto di contro-ora, anche io ed Enzo rifiuteremo altra cioccolata, lasciando che Pierpaolo mangiasse da solo l’intera tavoletta.
Arriva il momento della partenza. Siamo al Gate, ed ecco che le prime voci di persone dirette a Palermo accompagnano la nostra attesa (Ma se metto un litro d’olio nell’arrosto cosa succede? – Un dito? – No, non un dito, un litro.).
La nostra ultima prova è rappresentata dalla 180 (P.le Tecchio-Secondigliano), linea infernale che sembra fare di tutto per arrivare il più tardi possibile a destinazione. Finisce il nostro viaggio ma non sappiamo e non sapremo mai se siamo ancora vivi oppure no, in ogni modo la contro-ora (soprattutto quella notturna) ha modificato irrimediabilmente le nostre vite, aprendole alle potenze oscure dell’inconscio e all’autodistruzione. E non c’è Mario B. e check-in online che tenga. Come ne Il cacciatore, infatti, anche Mario B. da quel momento non riuscirà più a rubare le borsette alle pensionate e ad appiccicare gomme da masticare sotto i banchi senza rimorsi.
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