Ora che ascolto i Sonic Youth mi sembra quasi di poter tornare indietro nel tempo. Bologna, Drunken Butterfly. I love you, i love you, i love you, what's your name? sbraita Kim Gordon, e io penso che il tuo nome ormai l'abbia perso da un po'; allora rileggo le tue lettere, quelle attraverso cui fermare questi attimi per custodirli e riviverli quando mi pare: questo vorrei, alla ricerca del punto in cui abbiamo deciso (così, tanto per non annoiarci) che sarebbe stato meglio farsi del male, da lì alla fine dei giorni. Sai cosa mi spaventa? No, non la mancanza di affetto, per quello non si è mai potuto contare molto su di te; ma è come se una parte della mia coscienza fosse morta, quella per cui speravo di trovare in te un riferimento culturale, etico, prima che affettivo. Hai dilapidato tutto, tutto! Ora mi pare di comprendere chiaramente che quel tuo inziale, innocente, ho paura del futuro, una paura pazzesca trova compimento e distruzione in quell'ultimo, sadico, sono squallida.




