Il concetto di superpotenza si configura come un sovrappiù di potere che un determinato stato si trova a poter utilizzare, in una certa fase storica, nelle relazioni internazionali. Un potere che si colloca sempre in una zona extralegislativa, iperetica, e quindi, per dirla in breve, fuorilegge. È un concetto ambivalente perché questo significa che una nazione che si trovi ad avere un potere eccessivo nel contesto internazionale finisce per imporre il proprio modo di vita al mondo restante; anche perché, se la volessimo pensare unicamente sul piano della buona fede, è difficile pensare per gli altri un modo di vita diverso rispetto a quello che si vive in prima persona. E mai come per l’America questo si è dimostrato vero. Nel caso specifico dell’America, essa ha maturato, storicamente, la convinzione di poter traslare quel sovrappiù di potere in giustizia. La volontà di dissolvere quel potere in una dimensione orizzontale, estendendo a più porzioni del mondo possibile il proprio senso di giustizia, coincidente, con tutta evidenza, con l’estensione del liberismo. È stato un tentativo americano che non sempre però ha trovato il beneplacito, l’adesione e il riconoscimento da parte del consesso internazionale, che anzi più volte ha identificato e stigmatizzato il desiderio di potere nascosto dietro il falso idealismo e la retorica sulla giustizia e la libertà. Il supereroe, proprio perché tale (così come la superpotenza), si ritrova con un surplus di potere da dover utilizzare in qualche modo, e non è detto che anche laddove questo surplus venga usato ai fini della giustizia possa poi considerarsi intrinsecamente giusto. Il supereroe, proprio perché tale, è sempre anche un fuorilegge. Bilanciare eroismo e legalità è un’impresa
Come già in Batman Begins anche in questo nuovo episodio su Batman, Nolan mette a nudo le paure e le angosce che aleggiano nella società americana. Se nel primo episodio ad essere metaforizzato era il trauma post-11settembre e la successiva guerra al terrorismo globale, questo cavaliere oscuro decripta, invece, il senso di impotenza e nichilismo che pervade l’attuale società americana; senso di impotenza che tuttavia viene sempre bilanciato da uno dei motivi retorici americani di maggiore abuso: la speranza.
Come Il cavaliere oscuro anche l’America è diventata una nebulosa oscura, incapace di trovare una risoluzione per la crisi economica che investe il suo mercato interno, che tocca direttamente le fonti energetiche primarie, debole sul piano internazionale perché fuoriuscita massacrata da una fallimentare esperienza irakena e quindi poco titolata a rivestire il ruolo che storicamente le è spettato: restituire un ordine alle crisi internazionali, anche attraverso la forza e la violenza, far rientrare tutto nei piani. L’Iran assume sempre più i connotati di una minaccia a cui l’America non sa far fronte, e non perché si tratti dell’Iran in sé, ma perché dietro l’Iran c’è
Ecco, da questo punto di vista il Joker signore del caos, ideatore di perversi esperimenti sociali, il Joker che non risponde con il medesimo linguaggio alle parole d’ordine conosciute e usate dall’America, quelle dei soldi, dell’accumulazione capitalistica, del nesso inscindibile tra proprietà e ricchezza (meravigliosa la sequenza in cui manda alle fiamme una valanga di dollari, capovolgendo totalmente il senso delle sue intenzioni), il Joker che vuole colpire nell’intimo l’America, svelandone la sete di potere, il conformismo, la grettezza che si celano dietro il falso disegno etico, dietro l’apparente malinconia di giustizia, si rivela una metafora quanto mai titolata per indicare il male da cui l’America si sente circondata, un male invisibile e caotico, anarchico, che risponde tanto al nome della crisi dei mutui quanto a quello dell’impotenza sul piano geopolitico. In fondo questo Joker è poi molto distante dal fantasma di Ahmadinejad? Distrutta (per una volta in un film del genere) una love story, trasformato l’integerrimo Harvey Dent, custode della legge e della giustizia, in un pazzo sanguinario, Due Facce, che crede che l’unico strumento oggettivo per approntare la giustizia e stabilire le relazioni interpersonali sia il caso, cosa resta? Resta la finzione narrativa, che permette di prolungare l’alone leggendario di un Harvey Dent giusto, tutto proteso alla definizione del bene, e un Batman che si disperde nella notte, dietro la possente messinscena realistica di Nolan, fuorilegge braccato dalla polizia, di cui ormai non si sa nemmeno se esista o meno. A ridosso dell’oscuramento totale.





