martedì, 30 ottobre 2007
Domenica allo stadio, a me e a P., era capitata una cosa molto strana e, oserei dire, di forte rilevanza mistica: un'improvvisa folata di vento, girando velocemente le pagine di un giornale, ha lasciato che intravedessimo (per fortuna o purtroppo), soltanto per un attimo, una gigantografia del primo piano di Zalayeta che emette, con la sua solita aria inespressiva, un misto tra un urlo e uno sbadiglio. Da quest'esperienza si sono comprese distintamente due cose: 1) che il Napoli avrebbe vinto la partita; 2) che si sarebbe verificato un caso Zalayeta.
postato da: DottorBenway alle ore 12:16 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 30 ottobre 2007
Con un misto di disincanto e preoccupazione ieri siamo andati a vedere "Le ragioni dell'aragosta". Sono sincero: pensavo molto male. Invece, che dire? Tante volte sarebbe meglio non partire con preconcetti, dato che questo (finto) documentario è davvero simpatico, divertente e merita di essere visto almeno una volta. La Guzzanti, lasciando sullo sfondo le tematiche politiche, riesce a girare un'opera intima, carica di autoironia e di annotazioni interessanti sull'impegno civile, l'amicizia  e il ruolo dello spettacolo.  L'aspetto più stimolante è, probabilmente, proprio quest'aria scanzonata, ma mai disimpegnata, che pervade tutta la pellicola.
postato da: DottorBenway alle ore 11:37 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 24 ottobre 2007

Spoglio ma emozionante, razionale, freddo, lucido, "Le vite degli altri" ha vinto un meritato Oscar come miglior film straniero. Un film importante perché getta uno squarcio di luce su un periodo storico e su un'area geografica su cui poco la cinematografia si è soffermata: gli anni immediatamente precedenti la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione della DDR. È un film riuscito anche per lo sguardo del regista, Von Donnersmarck, che non fa leva su rancori e risentimenti personali e restrospettivi, ma punta su una costruzione storicamente molto ben delineata e narrativamente impeccabile, aiutato anche da un gruppo di attori in stato di grazia.  Von Donnersmarck descrive le ultime fasi di vita della DDR; l'URSS degli anni '80 era ormai un monumento costruito sul nulla: erosa dalle spinte centrifughe delle varie repubbliche e distrutta, nell'interno, da una corruzione inarrestabile e onnicomprensiva. Quel reticolato di burocrazia e amministrazione fortemente centralizzato su cui l'URSS aveva costruito la causa del bene comune era al suo massimo grado di sgretolamento. La famigerata nomenklatura, lungi dall'avere un'incidenza sociale, era diventata una condizione di privilegio e i dirigenti delle varie gerarchie statali erano diventati diffidenti l'uno dell'altro. L'URSS, insomma, era ridotta ad un insieme di isole burocratiche alla deriva.
Von Donnersmarck, in questo senso, è stato bravo a delineare una serie di caratteri e di personaggi molto autentici, che certamente hanno animato quell'esperienza. Su tutti il capitato Gerd Wiesler, idealista, impeccabile uomo di partito dall'aria costantemente inespressiva e dalla precisione maniacale. Uno di quelli che, per dirla con Lenin, non fanno mai l'amore perché hanno la mente sempre rivolta alla causa rivoluzionaria. E lui, che dapprima vive nell'assoluta convinzione che quel sistema e il suo ruolo sarebbero serviti ad emendare in meglio l'uomo, poco a poco sembra rendersi conto della crudeltà del suo lavoro (spiare le vite degli altri, appunto) e della corruzione degli alti gradi del partito. E finisce per "salvare" se stesso attraverso un gesto libero, individuale e silenzioso, che lo estromette da qualsiasi gloria collettiva ma gli regala la riconoscenza di un altro uomo.

postato da: DottorBenway alle ore 11:03 | Permalink | commenti
categoria:cinema
mercoledì, 17 ottobre 2007
Abbiamo assistito al primo terremoto procurato dal Pd: ora la Finocchiaro si rivolge a Franceschini chiamandolo Dario, Casini si rivolge alla Finocchiaro chiamandola Anna, e tutti si rivolgono a Sansonetti chiamandolo Sansonetti.
postato da: DottorBenway alle ore 12:42 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, 13 ottobre 2007
Le università sono una fucina di leggende. Soprattutto i corsi di filosofia. Ma perché proprio voi, oh amanti del concetto, cadete in questi fraintendimenti e li coltivate con inusuale testardaggine? Non dovreste, voi, inorridire dinanzi all'heidegerrianeggiante mondochediventachiacchiera?
postato da: DottorBenway alle ore 10:28 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, 08 ottobre 2007
Che differenza ci passa tra la domanda "cos'è l'anima per Tommaso?" e "com'è fatta la bandiera dell'Uruguay?". Non parlo di contenuti, è una questione stilistica. Se l'intelligenza per esprimersi ha bisogno di almeno due mondi e di un corpo, con l'una o l'altra di quelle domande si fanno fuori tanto i due mondi quanto il corpo: resta il mondo burocratico, cioè tutto quello che cade sotto il segno della nozione autoreferenziale.
postato da: DottorBenway alle ore 11:39 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, 07 ottobre 2007
ti illudi che il centro di Parma sia qualcosa di diverso dal luogo di lavoro. La catena di montaggio non finisce con il lavoro, prosegue tra le strade, nella gente, nelle operazioni trasparenza, nelle manie della vita associata. E non c'entra molto che lì ci sia produzione e qui consumo. Anche come consumatore sei necessitato: le dinamiche mercantilistiche si cibano di sovrastrutture ulteriori; affetto e denaro ballano sempre insieme.
postato da: DottorBenway alle ore 10:10 | Permalink | commenti
categoria: