giovedì, 02 luglio 2009
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categoria:appunti
mercoledì, 01 luglio 2009
La Serracchiani ha ottenuto un favore da Franceschini, e lo ricambia. Se questo significa essere giovani...
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categoria:politica, appunti
venerdì, 26 giugno 2009
Ma è morto Michael Jackson, o sbaglio?
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categoria:appunti
mercoledì, 24 giugno 2009
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categoria:politica, appunti, rip
giovedì, 18 giugno 2009
 
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categoria:cinema, video
martedì, 16 giugno 2009
Dunque, esistono una serie di verità ufficiali, afferenti al piano del discorso, che vengono proclamate, e proclamate enfaticamente, perché, appunto, attenendo al discorso, fanno sempre riferimento, in ultima istanza, a forze impersonali o anonime. Esistono una serie di verità fondanti, emotive, che attengono alla vita, alla vita intesa come contatto istantaneo e partecipato con le cose, e sono reputate valide solo nella misura in cui esse vengano sublimate nel campo, astratto e monolitico, del discorso, impersonale; se diventano, cioè, pronunciabili. Viceversa, nella misura in cui esse vogliano farsi corpo, sono represse o reprimibili. Questo perché bisogna creare una separazione tra momento della parola (logico) e momento del movimento (esistenziale). La vita non è controllabile se non ridotta a un codice discorsivo, valido oggettivamente. Poiché l'ultima forma di organizzazzione logica, centralistica, dell'occidente è la burocrazia, il corpo deve, con tutta la sua, immediata, tensione emotiva, essere integralmente adeguato a tale burocrazia, e lasciar morire la vita, spontanea, dietro di sé. E questo  non solo perché esistono ormai dei dispositivi di subordinazione alla burocrazia e di colpevolizzazione della vita emotiva (giudicata inoggettiva e comunitariamente invalutabile e, quindi, inservibile), ma anche perché, la verità fondante della vita, con la gioia che essa procura, susciterebbe l'invida di quella massa frustrata, sacrificata all'altare della burocrazia, che non permettebbe che a qualcuno sia connessa una gioia, diversa dall'adattamento burocratico, ad essa sconosciuta. Anche perché ogni frazione burocratica deve essere perfettamente sostituibile con un'altra; quindi priva di vita, di gioia. Così abbiamo creato la gioia delle statistiche, e abortita quella della vita.
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categoria:riflessioni, appunti, filosofia
lunedì, 15 giugno 2009
Se i candidati per le primarie dovessero essere Bersani, Realacci e la Binetti, non voterò più Pd. Mi chiedo anche, come mai Rutelli, invece di proporsi per le primarie, rilasci interviste del genere.
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categoria:politica, appunti
lunedì, 08 giugno 2009
 
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categoria:citazioni, appunti, video
giovedì, 28 maggio 2009
 
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categoria:musica, video
venerdì, 22 maggio 2009
Ad alcuni non solo la presunzione di innocenza non è garantita come barocco orpello di una qualche concezione giuridica; per qualcuno la presunzione di innocenza non vale neanche nella vita. Da troppo tempo noi abbiamo perso contatto con la vita. Domandarsi che cos'è la vita, come ogni altra domanda che voglia interrogarsi sull'essenza di qualcosa, è una domanda che ci pone subito in enorme difficoltà, benché noi, superficialmente, vigliaccamente, veniamo subito meno all'onere della risposta, optando per la soluzione più semplice, quella che comporta il minor dispendio di energie: vita come adattamento, vita come reale cronachisticamente spazializzato. O forse meglio, noi veniamo meno dall'onere della domanda, in quanto abbiamo risposte che precedono la domanda. Siamo l'oggetto di certe risposte di cui ci sentiamo artefici e a cui non facciamo altro che dare accrescimento con dibattiti ammorbanti, noiosi, nulli, che abbiamo la sfacciatagine di definire "importanti".
Con la domanda ti esti, che cos'è? inizia la filosofia, al cui fondamento non c'è nessuna storia preventiva su cui poggiare i piedi. È una domanda priva di adattamento perché priva di fondazione, infantile: una domanda che copre il vuoto, lo svanimento dello sguardo non-detto entro la cosa detta. Una domanda che certifica, nello stupore, nella meraviglia, nel trauma, che qualcosa esiste, e che sconcerta perché, non solo un qualcosa esiste ma, costretto ad esistere, si trasforma immediatamente in questo qualcosa, non potendo derogare dalla vita. Ed è una domanda che avvilisce, infine, perché oltre all'esistenza oggettiva c'è una coscienza soggettiva, viscerale, interrogante, quella da cui scaturisce la stessa domanda ti esti che, nel suo stesso pronunciarsi, copre quello a cui vorrebbe attribuire un significato.  Una coscienza soggettiva a cui permane sempre uno spazio proprio che non sappia modellarsi, integralmente, ad incastro, nel perimetro che la risposta alla domanda che cos'è? impone. L'intimo che non sa farsi oggetto, che non sa autoggettivizzarsi. C'è uno sconcerto della domanda il  quale resta parte di una non-storia, perché si perde alle spalle della domanda posta, che fa cosa a sé, che resta isolato nell'impronunciatezza, diversa dal silenzio-storico, effettivo, nel niente che non ha da divenire, pur essendo qualcosa. Ti esti suggerisce l'indicazione di qualcosa, l'oggetto indicato, lo sguardo di qualcuno. Da qui si costruisce una sconfinata gigantografia della teoria, a partire dalla relazione gesto che indica-oggetto indicato, e tuttavia c'è qualcosa di improiettato nel contemplare, ancorato presso lo sguardo, prima dello sguardo. Come definire questa disarmonia che fa da sfondo a ogni (futura) simmetria? L'intimo, la malinconia, il vuoto primordiale. L'abbiamo dimenticato. Il vuoto, l'impronunciato, lo sguardo che fa esistenza a sé prima della parola, del discorso. Non c'è spiegazione che regga, perché lo sguardo è inconsolabile.  
Per quel che mi riguarda noi ci siamo allontanati progressivamente dalla sofferenza individuale. Uffici, centri psicologici, stato sociale, assistenza, a domicilio, burocrazia, ammortizzatori, e tuttavia in questo panorama in cui tutto sembrerebbe essere a suo posto manca qualcosa, in questo universo in cui sembra che ognuno possa trovare ciò di cui ha bisogno semplicemente seguendo la direzione prestabilita, e in cui, potendo ogni sofferenza essere risolta semplicemente rivolgendosi ad un numero verde o allo psicologo sotto casa, manca la parte intima, incomunicabile della sofferenza, la sofferenza individuale appunto, quella che si pone al di qua della presa sociale, che rimane muta perché non va a riempire statistiche, dispositivi di certificazione e quant'altro. Tutto quello che resta alla periferia, che non si adatta allo sfavillio del centro. Insomma tutto quello che, pur ponendo la famigerata domanda ti esti, resta chiuso nel primigenio vuoto posto a fondamento di quella domanda stessa, nella malinconia, lo sguardo che vede se stesso senza vedersi e permane alla sua solitudine, essendogli estranea la costruzione della risposta, quale che sia.
L'a-storico, a-discorsivo.
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categoria:riflessioni, appunti
giovedì, 21 maggio 2009
"Avete un governo che per la prima volta è retto da un imprenditore e da una squadra di ministri che sembrano membri di un Cda per la loro efficienza".
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categoria:citazioni, appunti
mercoledì, 29 aprile 2009
Siamo stati bombardati per giorni con la notizia di un virus che avrebbe dovuto decimare la popolazione mondiale. Nelle prime pagine dei maggiori quotidiani campeggiavano titoli apocalittici, seguiti, per esempio, da articoli in cui l'autore, l'inviato dal Messico (che probabilmente, però, scriveva da Piacenza o da Cinisello Balsamo), si vantava di poter raccontare la storia di una presunta "paziente zero". Tutte cazzate, ovviamente.
Il virus evidentemente è una di quelle cose che fa comodo all'informazione, ha la stessa carica spettacolare di un terremoto. È un evento straordinario, tendenzialmente imprevedibile, altamente emotivo, pandemico soprattutto! Mica come quei pigri dei batteri, i quali procurano sì un maggior numero di morti di qualsiasi virus, ma sono sporadici, diluiti nel tempo, hanno un raggio d'azione limitato soprattutto a circostanze periferiche e marginali. Insomma hanno un basso target narrativo e un altrettanto basso spirito capitalistico.
Fatto sta che dopo una settimana di terrore per i suini, possiamo contare finalmente una porca commestibile.
In prima pagina, dove un tempo c'era un terremoto oggi c'è una porca.
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categoria:appunti, cazzate, notizie
giovedì, 16 aprile 2009
 
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categoria:cinema, appunti, video
lunedì, 13 aprile 2009
Carissimi, vogliate far pervenire al nostro Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, le mie più accorate emozioni nel ringraziarLo per tutto quello che sta facendo in Abruzzo e per gli abruzzesi. Ho seguito passo passo i Suoi interventi su Sky e sulle altre emittenti, giusto per avere una visione chiara ed inequivocabile di ciò che accadeva in quei luoghi e, come per i precedenti collegamenti quotidiani che effettuavo in tempi diversi per seguire le elezioni, (devo ammettere che è stato il primo ed unico candidato che mi ha dato e trasmesso la passione per la politica ) ho ancora ritrovato quell'Uomo splendido, capace, disponibile, chiaro, simpatico e di grande, enorme Umanità, che oggi lo contraddistingue sempre di più. Non oso immaginare cosa sarebbe potuto essere se in questo momento non ci fosse stato Lui, con la Sua efficienza, con la Sua duttilità e trasporto verso gli altri, la Sua grande efficienza nelle risoluzioni dei problemi, la Sua volontà tenace, nonostante tutto e tutti ad andare avanti.
Lo ringrazio e gli auguro lunga Vita e tanta Salute e Serenità nell'affrontare cose così grandi che forse nemmeno Lui prevedeva.
Che Iddio Lo accompagni sempre e gli indichi la strada migliore e Lo protegga da tutti gli affanni.

Con affetto

Adriana Sergi


Caro Silvio, sei talmente incredibilmente perfetto che ogni tanto mi domando se tu non sia un miraggio. Per favore non esagerare a stancarti troppo. Sei troppo prezioso per tutti noi. Tu dovresti vivere almeno 200 anni, in modo da lasciar tempo agli scienziati (scusa l'egoismo) di scoprire il modo da clonare anche i cervelli umani, oltre che le povere pecorelle. Intanto dicci la verità: sei mica per caso un alieno venuto da lontani pianeti molto più evoluti del nostro, e dove è possibile che possa nascere qualcuno come te??

Ndr: Non esagerare, Silvio è un essere umano come tutti, solo con più qualità che difetti.


Questo e molto altro ancora sul fan club di Silvio.

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categoria:appunti
mercoledì, 08 aprile 2009
 
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categoria:appunti, notizie, video
mercoledì, 01 aprile 2009
Durante il discorso conclusivo della due giorni di congresso del nascente Popolo delle libertà, il neo-presidente Silvio Berlusconi, rilegge ai delegati del partito il testo del suo primo appello, quello della discesa in campo del 1994. «Vi regalo - dice Berlusconi - la carta-pergamena del mio primo appello». E inizia a rileggere, sorridendo sul finale, mentre scandisce le parole: «Dobbiamo costruire insieme un nuovo miracolo italiano». L'appello è in una elegante edizione, rilegata in finta pergamena e stampata con caratteri medioevali, come le miniature pregiate dell'epoca, è stata distribuita in platea ai delegati. L'edizione reca sul frontespizio il titolo 'Per il mio Paese', la firma di Silvio Berlusconi, le due date 26 gennaio '94-27 marzo 2009.

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categoria:politica, appunti, notizie
giovedì, 26 marzo 2009
Secondo mia madre sono due i principi che regolano la realtà: 1) storta va, diritta vene (principio positivo con premessa negativa), 2) vai p'ave aiut e truov scarrup (principio negativo con premessa positiva). Se non è questa dialettica...
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categoria:appunti, cazzate
martedì, 24 marzo 2009
silvio capotreno 
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categoria:politica, appunti
lunedì, 23 marzo 2009
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categoria:musica, video
lunedì, 16 marzo 2009
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categoria:politica, appunti, notizie